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PRESENTATO LO STUDIO FIEG SULLA STAMPA IN ITALIA.BORIS BIANCHERI FA IL PUNTO SULLO STATO DEL SETTORE

Roma, 16 maggio 2006 - La Federazione Italia Editori Giornali ha presentato a Roma, presso la sua sede, lo studio sulla stampa in Italia 2004-2006, alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ricardo Franco Levi.

 

Nel corso della presentazione, il Presidente della Fieg, Boris Biancheri, ha sottolineato come il quadro della situazione economica e produttiva della stampa quotidiana e di quella periodica offra indicazioni preoccupanti per il graduale deterioramento del rapporto costi/ricavi, complicato dalle difficoltà di trasferire in avanti gli aumenti intervenuti nei costi per la non favorevole situazione della domanda sia sul piano diffusionale che su quello pubblicitario.

 

Nel comparto dei quotidiani, il fatturato editoriale, rappresentato dai ricavi da vendita e da pubblicità, ha fatto registrare una diminuzione nel 2005 (-1,1%) ed un incremento contenuto nel 2006 (+1,9%). I costi operativi hanno invece continuato a crescere in misura assai più sostenuta (+1,1% nel 2005 e +6,1% nel 2006). Ne è derivato il forte ridimensionamento del margine operativo delle imprese con una contrazione che nel 2006 è stata del 44%. Il rapporto mol/fatturato che era dell’11,4% nel 2003 è sceso al 4,6% nel 2006. Il fenomeno è oggettivamente preoccupante perché mette in luce la crescente difficoltà delle imprese editrici a realizzare margini di contribuzione necessari a far fronte agli oneri complessivi relativi alla gestione economica.

 

Anche per i periodici si registrano difficoltà crescenti. Nel biennio 2005-2006, sono stati i ricavi pubblicitari a compensare la sostanziale stagnazione dei ricavi da vendita delle copie.

 

Sul fatturato sia dei quotidiani che dei periodici ha poi inciso negativamente la flessione dei ricavi derivanti dalla vendita di prodotti collaterali che, comunque, mantengono un’incidenza elevata sui ricavi operativi (13%).

 

Accanto alle ombre, vi sono comunque luci che per i quotidiani sono rappresentate dal buon andamento della diffusione e della lettura. Nel 2006, le copie vendute sono tornate a crescere (+1,9%), dopo un quinquennio di continue flessioni. Il trend positivo sembra essere confermato anche dai dati relativi al primo trimestre del 2007. Sul piano della lettura, i miglioramenti sono ancor più significativi: il numero di lettori di quotidiani è salito nel 2006 del 5,1% e l’indice di penetrazione è passato dal 41,7% del 2005 al 44,3%. Tradotto in valori assoluti, tale indice sta a significare che i lettori di quotidiani sono oggi circa 22 milioni.

 

Questi risultati sono stati ottenuti – secondo Biancheri – nonostante diseconomie interne ed esterne , in passato assorbite con politiche di espansione dell’offerta, grazie anche ai collaterali, e con processi di ristrutturazione e di riorganizzazione del ciclo produttivo, siano tornate a riaffacciarsi con intensità. In un ambiente di crescente multimedialità e sempre più competitivo è necessaria – per il Presidente della Fieg – una più attenta gestione sul fronte dei costi di produzione e, in particolare, su quello del costo del lavoro. Automatismi salariali che moltiplicano il costo del lavoro

indipendentemente da qualsiasi criterio di produttività non sono compatibili con economie di imprese che devono operare in un contesto caratterizzato da tecnologie che richiedono convergenza di professionalità ed attitudini e, quindi, flessibilità, mobilità e minori rigidità.

 

Nella Fieg – ha sottolineato Biancheri – non vi è alcuna pregiudiziale negativa nei confronti del contratto di lavoro giornalistico. Gli editori continuano ad applicare il contratto nazionale di lavoro ed operano conformandosi a quanto in esso previsto. Il suo rinnovo non può però prescindere dalla considerazione dell’evoluzione tecnologica in atto e delle condizioni operative che tale evoluzione impone alle imprese.

 

Vi sono poi i problemi legati al circuito distributivo, in bilico tra liberalizzazioni annunciate ed una realtà caratterizzata da vincoli legislativi e amministrativi che generano incertezze ed ostacoli, Dei guasti prodotti dal sistema attuale il riflesso si coglie nel fatto che l’Italia è uno dei pochi paesi al mondo dove gli abbonamenti stazionano su livelli irrisori (9% delle vendite di quotidiani) e dove le rese sono superiori al 30% nei quotidiani e raggiungo quasi il 50% nei periodici. Un grave handicap per le imprese editrici, imputabile ad un sistema postale oneroso e senza alternative che richiede correzioni e, soprattutto, che non vengano meno le agevolazioni postali attualmente previste, pena l’ulteriore ridimensionamento di un canale di vendita che all’estero rappresenta lo sbocco commerciale prevalente.

 

Biancheri ha poi concluso dando atto al Governo della volontà di varare una riforma dell’editoria di cui si avverte la necessità, dando ordine ad una congerie di disposizioni non di rado confuse e contraddittorie, contribuendo in tal modo a risolvere i molti problemi nel quadro di un disegno politico di intervento coerente e capace di dare ossigeno e slancio al settore dell’editoria giornalistica.

 




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